Museo della seta - Mendicino
 
le superstizioni
anziano

l'affascino           

 

L’affascinu è un complimento tacito o esplicito, benevolo o invidioso, fatto a un’altra persona, esso causa mal di testa e sbadigli. Alcune persone sono capaci d’annientarlo con la pratica dello sfascinu (sfascino), recitando una preghiera segreta, che è possibile apprendere solo nella notte di Natale. I gesti del rito sono semplici: è segnata tre volte la croce sulla fronte della vittima con le dita bagnate di acqua e sale. Oppure la croce si traccia col sale sull’acqua di una bacinella. Chi libera dall’affascinu spesso introietta lo sbadiglio. Se lo sfascinatore sbadiglia mentre recita l’Ave Maria è segno che il fascinatore è femmina, se lo fa durante il Padre Nostro è maschio. Contro l’affascinu e il malocchio si usava mettere corna di bue sotto il letto matrimoniale o appese alla porta d’ingresso della casa.

Il “sale della saliva” guarisce le malattie della pelle e scongiura l’affascinu o il malocchio allontanando dunque altre disgrazie. Poiché tutti potevano essere potenziali veicoli d’affascinu esistevano metodi preventivi per scongiurarlo. Incontrando per la prima volta una persona, oppure rivedendo qualcuno dopo tanto tempo si usava dire: Benedica, chi bella giuvane, fore affascinu! Sputando poi nella sua direzione per inibire l’affascinu. Questo scongiuro non era usato solo per le persone, era d’uso anche per gli animali domestici d’un certo valore, come giovani puledri o buoi. Per togliere l’affascinu agli animali li sputavano tre volte dicendo: Otto e nove, fore de jettatura (Otto e nove, fuori dalla jettatura). L’otto e il nove erano scritti sull’ingresso di alcune case con funzione apotropaica.

Il sale era efficace contro la stregoneria in genere. Lo si infilava in un piccolo involucro di stoffa che le donne cucivano a un indumento intimo, oppure lo si appendeva al collo degli animali o all’ingresso della stalla o dell’ovile.

 

Tratto da Raffaele Greco, Mendicino. Storia, leggenda folklore, Padova 1959. P. 126.

 

magia           

 

La maja era il terrore di molte donne, specie delle nubili. Quando esse si pettinavano le lunghe chiome raccoglievano con gran cura tutti i capelli caduti o rimasti nel pettine, ne facevano un gomitolino, vi sputavano sopra tre volte e poi lo bruciavano o lo nascondevano. Questa pratica scongiurava il pericolo che qualcuno potesse fare coi capelli qualche maja.

Secondo la credenza Dio avrebbe detto:

Chi ammazza e fa maje nu vida a cera de Diu.

 

Chi ammazza e fa magie non vede la cera di Dio.

Quando i bambini piangevano per il mal di pancia si massaggiava loro l’addome recitando u carmu (un carme, una cantilena) :

Acqua rosa e paglia spasa,

Fuje doglia de sa casa.

Dominica de Pasqua,

Tutti i viermi cascanu.

 

Acqua rosa e paglia sparsa,

fuggi dolore da questa casa.

Domenica di Pasqua,

tutti i vermi cascano.

Intervista ad Antonio Reda, Mendicino, 15/11/2007.

 

Il mal di pancia spesso era attribuito a vermi brulicanti nell’intestino del neonato, perciò per eliminarli si faceva una maja. Riempita una piccola bacinella d’acqua vi s’immergevano un rocchetto di filo e pezzettini dello stesso, non appena questi cominciavano a galleggiare il bambino era liberato dai vermi e quindi dal mal di pancia.

 

Intervista a Gemma Gaudio, Mendicino, 13/11/2007.

 

numerologia           

 

Le cadiennule sono i giorni compresi fra S. Lucia (13 dicembre) e la vigilia di natale. A ogni giorno che passa si abbina uno dei mesi dell’anno venturo. Il 13 dicembre corrisponde a gennaio, il 14 a febbraio, marzo al 15 e così via sino al dodicesimo mese: rappresentato dal 24 dicembre. Gli anziani annotavano le condizioni meteorologiche giorno per giorno, stilando così le previsioni per i mesi successivi.

Anche a Mendicino c’è la credenza nei giorni fasti e nefasti. Il giorno 17 è sfortunato, mentre il 13 fortunato. Venerdì e lunedì sono giorni nefasti. Recita il proverbio:

De vennari e de luni un ti parte du fugdrune.

Alcuni contadini erano soliti preparare i vivai nello stesso giorno in cui cadeva il Natale, ma la maggioranza preferiva il primo venerdì di marzo. Le anziane invece consigliavano di non pettinarsi il venerdì, giorno buono per fare il pane:

Meleditta chira trizza

chi de vennari s’intrizza,

benedetta chira pasta

chi di vennari s ‘impasta.

 

Maledetta quella treccia

che di venerdì s’intreccia

benedetta quella pasta

che di venerdì s’impasta.

Il primo giorno dell’anno può indicare se il nuovo anno sarà buono o cattivo. Lo rivela la prima persona che s’incontra al mattino uscendo da casa. È cattivo augurio vedere una persona vestita di nero, è buon augurio incontrare una persona giovane, meglio se di sesso diverso. Tutto ciò che si fa o non si fa a capodanno sarà fatto o non fatto per tutto l’anno.

 

Tratto da Raffaele Greco, Mendicino. Storia, leggenda folklore, Padova 1959. P. 123.

 
torre dell'orologio

meteorologia           

 

Quando nelle rigide giornate invernali soffiano i venti impetuosi è segno che gli angeli buoni lottano con quelli cattivi per il possesso di un’anima.

Il tizzone del ceppo usato nel camino la sera di Natale era conservato dalla famiglia. Il carbone era posto sul davanzale della finestra o sul soffitto per risparmiare la casa dai fulmini. Durante le tempeste si ci segnava la fronte recitando questo scongiuro:

Truoni e lampi

stamune arrassu,

chista è ra casa

de Santu Galassu.

Santu Galassu

e Santu Simune

chista è ra casa

de Nostru Signore.

 

Tuoni e lampi

stiamoci lontano,

questa è la casa di San Galasso.

San Galasso

e San Simone

questa è la casa

di nostro Signore.

Tratto da Raffaele Greco, Mendicino. Storia, leggenda folklore, Padova 1959. P. 124.

 

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