Museo della seta - Mendicino
la seta calabrese
 
   
 
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La seta è conosciuta in Europa sin dalle civiltà classiche. La bachicoltura, la coltivazione del gelso e la filatura furono introdotte però solo nel medioevo. Per diversi secoli queste tre attività ebbero una notevole importanza nell’economia Calabrese, tanto da attestare la regione fra le maggiori produttrici mondiali per quantità.

 

Il filato calabro era d’ottima qualità ma l’ignoranza nelle politiche economiche e aziendali internazionali, gli scarsi e timidi investimenti, le tecniche arretrate, l’uso di cascami o matasse scadenti, il dubbio gusto dei motivi e delle trame (comunque alieni alle mode), resero i tessuti calabresi adatti al solo confezionamento d’abiti d’uso comune per il mercato locale o per le fasce a basto costo del mercato occidentale. Le Calabrie Citra e Ultra per diversi secoli soffrirono dell’isolamento dalle rotte e dai mercati europei, arroccate in società statiche e povere, eppure sempre attraversata (spesso stravolta) dall’eco delle vicende continentali. I successi e le sventure dell’indotto serico calabrese dipesero in larga parte dall’andamento dei mercati, delle politiche, delle guerre internazionali.

 

La sanguinosa rivoluzione borghese che fra Settecento e Ottocento distrusse uno dopo l’altro gli stati aristocratici occidentali sfiorò la regione, ma l’assenza di una vera e propria classe capitalista, il goffo tentativo di conversione dei proprietari terrieri calabresi, l’opprimente sovranità del regno borbonico prima e di quello sabaudo dopo, la mentalità reazionaria e oscurantista del contado, impedirono la moderna industrializzazione e favorirono la completa riduzione a colonia economica delle regioni settentrionali. Restano il lavoro, la dedizione e l’arte di migliaia di calabresi, per lo più donne, che per centinaia d’anni fecero della seta calabra un’eccellenza in grado di competere coi prodotti asiatici.

 

In questa sezione proponiamo alcuni saggi fondamentali sulla storia dell’indotto serico calabrese, riservando questa pagina alle analisi più recenti, come l’articolo di Angelina Marcelli, ricercatrice dell’Università della Calabria.

 
Alessandro Tarsia
   

 

 

 
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